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Zarganar

In seguito il governo ha deliberatamente ostacolato gli aiuti umanitari e i soccorsi rifiutando di aprire le frontiere, impedendo così il transito degli aiuti internazionali.

Zarganar dopo aver visitato la popolazione di 42 villaggi distrutti, aveva rilasciato numerose interviste a giornali e televisioni , criticando il comportamento del governo. Subito dopo è stato arrestato e in quell’occasione gli agenti della polizia segreta gli hanno confiscato il computer con i cd contenenti immagini delle zone del disastro ( nelle regioni di Irrawaddy e Yangoon) oltre una somma di mille dollari da donare ai superstiti del ciclone.

Subito dopo la condanna è stato rinchiuso nella Myitkyna Prison nel nord della Birmania, a circa 1500 chilometri dalla precedente capitale Yangon.

Questo è il modo in cui il regime punisce i prigionieri politici: li relega in prigioni lontane dalla famiglia e dagli amici impedendogli così di poter ricevere cure mediche e un sostegno morale e affettivo.


Da una testimonianza di U Aung Din, suo amico di lunga data :

“… Sono passati a prenderlo a casa sua e l’hanno gettato in galera. E’ il loro modo di fare e non sorprende. Le autorità non lo amano perché il suo mestiere è nobile, perché la gente lo adora mentre loro, le autorità , sono detestate. E’ un uomo molto coraggioso. E’ la quarta volta che lo arrestano in vent’anni e ad ognuno dei suoi passaggi per il carcere viene torturato.

…Io stesso sono stato appeso al soffitto, a testa in giù e torturato con l’acqua. Passavo ore in piedi, poi mi dicevano di mettermi in ginocchio su un pavimento ricoperto di pezzi di vetro…”


E’ stato condannato , torturato e ridotto al silenzio nel buio di una cella per aver denunciato l’indifferenza del governo sulle sorti della popolazione civile .


Di fronte all’ingiusta condanna molti autori e artisti del cinema e della televisione, come Bernardo Bertolucci, Bellocchio, Liliana Cavani hanno inviato al ministro degli Esteri Franco Frattini, un appello per la liberazione di Zarganar. All’appello ha aderito con entusiasmo anche Roberto Benigni, attore molto amato da Zarganar.

Per ora il ministro, malgrado le richieste, non è intervenuto presso le autorità birmane.

Nel maggio del 2009 noi, Gruppo 128 di Cagliari, abbiamo “incontrato“ Zarganar.

La sua storia , il suo coraggio, la sua determinazione ci hanno immediatamente commosso, conquistato.

Abbiamo raccolto il suo messaggio, la sua voce lontana, e da quel momento la liberazione di U. Thura Zarganarè stato il nostro principale obiettivo .

Inizialmente la nostra attività è stata quella di essere presenti a molte manifestazioni pubbliche, quali spettacoli musicali o teatrali per poter informare e sensibilizzare le persone presenti sulla vicenda di Zarganar, invitandole, quindi, ad aderire alla nostra campagna firmando le petizioni in favore della sua liberazione.


Successivamente, abbiamo preso contatto con altri gruppi europei che operano in favore di Zarganar.

Il gruppo di Parigi, guidato da Sylvie, ha creato un blog per pubblicare articoli e informazioni su Zarganar. Abbiamo fatto nostra questa iniziativa e ci siamo occupati delle traduzioni in lingua italiana.

Nel luglio 2009 è nato, su Facebook, il blog “ Free Zarganar “, interamente gestito dal nostro gruppo e che raccoglie più di 500 amici e sostenitori.

Nello stesso mese abbiamo avviato una bellissima iniziativa: La Fotopetizione!

Nelle settimane successive, dotati di macchine fotografiche digitali abbiamo invitato le persone che firmavano le nostre petizioni a lasciarsi fotografare con un cartello che ritraeva l’immagine di Zarganar con la scritta “Free”.

Tanti hanno aderito con entusiasmo, anche artisti noti come Antonio Marras, Flavio Soriga e Ascanio Celestini.

Poche settimane fa, come i nostri amici di Parigi, abbiamo raccolto le 100 foto scattate in un album che abbiamo inviato all’ambasciatore italiano in Birmania, nella speranza che possa attivare tutti i canali necessari per la liberazione di Zarganar.

Il 27 gennaio Zarganar ha compiuto 49 anni.

Sappiamo che le sue condizioni di salute sono precarie , aggravate dal freddo intenso e dalla sporcizia della cella in cui vive.

Noi,  per fargli sentire la nostra presenza, la nostra amicizia abbiamo deciso di inviargli delle cartoline di auguri attraverso l’ambasciata del Myanmar in Italia.


Ringraziamo, ora, tutti i nostri amici, conoscenti e sostenitori di Zarganar per essersi uniti a noi in questa azione simbolica, perché Zarganar ha bisogno di noi, ha bisogno del nostro impegno, della nostra solidarietà, della nostra voce, affinchè la sua voce non si spenga nella solitudine di una cella.